Festa in piazza, sabato 26 febbraio

Locandina

Nè schizofrenia nè pusher ma realtà dei dati

PM10, inizio 2011 da bollino rosso. In Lombardia dati sopra la soglia in 10 province su 12

Nei primi 15 giorni dell’anno tra le 12 province lombarde solo Sondrio e Como registrano medie sotto la soglia limite di 50 mc/mg di PM10, in base ai calcoli sui rilevamenti delle centraline Arpa. Come ipotizzabile, lo scettro di città più inquinata va a Milano (media di 116 mg/mc), mentre il capoluogo di provincia dall’aria più pulita è Sondrio con 39 mg/mc.

da Eco delle città, mercoledì 26 gennaio 2011 15:31

Dall’inizio dell’anno è emergenza smog in gran parte dei maggiori centri della Lombardia. In città come Milano e Monza, il problema è da bollino rosso, ma secondo i rilevamenti dell’Arpa, più del 60% delle centraline presenti sul territorio regionale superano come valori medi la soglia di 50 mg/mc di PM10. Dato che sfiora il 90% se si calcolano soltanto quelle presenti nelle città capoluogo di provincia. Ma vediamo le medie calcolate dall’Arpa dall’1 al 15 gennaio provincia per provincia.

Bergamo
Media giornaliera: 77 mg/mc. Centralina via Garibaldi: 79 mg/mc. Centralina via Meucci: 71 mg/mc. Da rilevare che le centraline con le medie più alte sono in provincia: Treviglio (85 mg/mc) e Casirate d’Adda (84 mg/mc).

Brescia
Media giornaliera: 80 mg/mc. Centralina Villaggio Sereno: 85 mg/mc. Centralina Broletto: 74 mg/mc. In provincia, le medie più alte sono a Rezzato (101 mg/mc).

Como
Media giornaliera centralina Como centro: 48 mg/mc.Le medie più alte in provincia le ha Cantù (55 mg/mc).

Cremona
Media giornaliera: 79 mg/mc. Centralina XI febbraio: 86 mg/mc. Centralina Cadorna: 75 mg/mc. I valori più alti sul territorio provinciale sono a Soresina (91 mg/mc).

Lecco
Media giornaliera: 63 mg/mc. Centralina via Amendola: 56 mg/mc. Centralina via Sora: 75 mg/mc. In provincia i numeri più negativi si registrano a Merate (95 mg/mc).

Lodi
Media giornaliera: 80 mg/mc. Centralina via Vignati: 88 mg/mc. Centralina via S. Alberto: 70 mg/mc. In provincia, dopo la centralina Lodi via Vignati, i dati maggiori si registrano a Tavazzano (82 mg/mc).

Mantova
Media giornaliera: 60 mg/mc. Centralina via Gramsci: 57 mg/mc. Centralina S. Agnese: 65 mg/mc. In provincia, numeri alti per Schivenoglia (65 mg/mc).

Milano
Media giornaliera: 116 mg/mc. Centralina via Senato: 131 mg/mc. Centralina Città Studi: 101 mg/mc. In provincia, spicca la media decisamente alta della centralina di Arese (112 mg/mc).

Monza-Brianza
Media giornaliera: 103 mg/mc. Centralina Monza Machiavelli: 103 mg/mc. In provincia, valori alti a Meda (96 mg/mc).

Pavia
Media giornaliera: 89 mg/mc. Centralina Minerva: 90 mg/mc. Centralina Folperti: 86 mg/mc. Numeri alti in provincia per la centralina di Parona (93 mg/mc).

Sondrio
Media giornaliera: 39 mg/mc. Centralina via Mazzini: 50 mg/mc. Centralina via Paribelli: 29 mg/mc. In povincia, le medie più alte sono a Morbegno (47 mg/mc).

Varese
Media giornaliera: 67 mg/mc. Centralina via Vidoletti: 64 mg/mc. Centralina via Copelli 70 mg/mc. Medie più alte in provincia alla centralina di Ferno 81 mg/mc.

Via le auto dalle piazze storiche. La Loggia dice sì

Piazze senz’auto? Sì grazie! (di Stefania Itolli-Brescia per Passione)

Laura Castelletti, 14 gennaio 2011 » inviati speciali, mi piace, mobilità

Una recente indagine di Legambiente sulle isole pedonali introduce interessanti conclusioni sulla vivibilità delle nostre città. Cito testualmente “sono rarissimi i casi in cui le amministrazioni comunali hanno fatto passi indietro sulle pedonalizzazioni, mentre (pur se lentamente) le superficie destinate a chi cammina continuano a crescere anno dopo anno”. A Brescia la strada intrapresa appare diversa. Secondo i dati l’estensione media delle zone dedicate ai pedoni sui 92 capoluoghi di provincia monitorati è di 34 metri quadrati ogni 100 abitanti, Brescia si posiziona settantaseiesima con 8 mq/100 ab. Il confronto con le vicine province di Mantova e Cremona è scoraggiante, rispettivamente 93 e 126 mq/100ab.

Alberto Fiorillo, responsabile mobilità e aree urbane di Legambiente, da noi interpellato ha così commentato “A Brescia sono state fatte scelte in controtendenza, riaprendo alle auto zone in cui prima erano presenti limiti per l’accesso e la circolazione, per esempio corso Garibaldi o piazza Paolo VI. Si tratta di decisioni che finiscono col penalizzare i cittadini, costretti nuovamente allo slalom tra le automobili, e che recano un brutto colpo all’immagine della città, che trasforma alcuni spazi pieni di storia, fascino e suggestioni in garage di lusso. Negli ultimi tempi, però, sembra che alcuni partiti che governano la città abbiano compreso l’errore. L’augurio è che presto si possa tornare a passeggiare in centro senza l’assillo di lamiere, tubi di scappamento, clacson. Anche perché, se ben progettata e ben inserita nel contesto urbano, un’isola pedonale produce effetti positivi nell’immediato e sul lungo periodo.

Da subito c’è una riduzione dei livelli di smog e rumore accompagnato da una crescita del numero di utenti del trasporto pubblico. Contestualmente c’è una miglior tutela di monumenti e patrimonio storicoartistico, una valorizzazione turistica, un generale aumento della vivibilità e della sicurezza: come dimostrano alcune analisi realizzate nei paesi anglosassoni le pedestrian zone, particolarmente affollate e dunque soggette a una sorta di sorveglianza naturale, funzionano da deterrenti contro la microcriminalità. Scontato è poi il miglioramento della sicurezza stradale, tema particolarmente importante nei centri urbani dal momento che è qui che si verifica il maggior numero di incidenti (più di tre quarti del totale), con 1.892 morti nel 2009. Infine, come segnala un vecchio studio di Legambiente e Confcommercio, c’è una notevole rivalutazione del mercato immobiliare e l’innalzamento del volume d’affari delle attività commerciali non inferiore al 20%”.

La denuncia sulla “sovrappopolazione” di auto parcheggiate nelle nostre storiche piazze del centro arriva da più parti. Una situazione che compromette la sopravvivenza culturale e sociale di una città ricchissima di storia e di arte, e una sconfitta nella battaglia contro lo smog che puntuale ogni anno torna a minacciare la salute di tutti.

L’emergenza polveri sottili è dietro l’angolo e si appresta a coglierci ancora una volta impreparati. La stazione di rilevamento del Broletto continua a registrare superamenti dei valori limite di PM10, a fine dicembre ne registra oltre 90. Il tanto declamato tavolo di lavoro sulla qualità dell’aria, annunciato il 2 febbraio scorso dall’Amministrazione, non ha prodotto ancora alcun risultato. In città e provincia sul fronte della mobilità sostenibile le alternative all’auto privata sono insufficienti ed evidentemente inadeguate. Infatti, il 76% dei bresciani continua a spostarsi con auto propria, contro il 68% della media regionale, solo lo 0,7% utilizza il treno (media regionale 3%) e il 5,3% l’autobus (media regionale 9,8).

Cominciamo allora a cambiare partendo dal cuore della città. Tra le priorità dell’assessorato ai lavori pubblici c’è la pedonalizzazione di P.zza Duomo, P.zza Loggia e P.zza Vittoria. I tempi di realizzazione non sono chiari. Nel frattempo in molti si aspettano che, con un gesto di lungimiranza, si aggiungano anche il Broletto, P.za Rovetta, P.za del Mercato e P.za Tebaldo Brusato ripristinando le Zone Traffico Limitato (ZTL) 24 ore su 24, mettendo mano al piano sosta e alle tariffe dei parcheggi.

La bellezza di questi luoghi rappresenta un patrimonio ereditato dal passato che abbiamo il dovere di trasmettere integro alle generazioni future. L’obiettivo dovrebbe essere quello di fare politiche di salvaguardia e di riqualificazione mirate, integrando piani di sviluppo sostenibile e rispettosi dell’ambiente con l’accessibilità e il potenziamento di un’alta qualità dei servizi.

30 anni di isole pedonali in Italia. “La città ai nostri piedi”: analisi e proposte di ACI e Legambiente

da Eco delle città

1980-2010: le isole pedonali compiono 30 anni. Ad oggi nelle città italiane si contano 34 metri quadrati car-free ogni 100 abitanti, Venezia, Verbania, Terni e Cremona i centri urbani più a passo d’uomo. “La città ai nostri piedi”: la storia e i numeri delle aree chiuse al traffico, analisi statistica e proposte nel nuovo rapporto di ACI e Legambiente sulla mobilità sostenibile con 12 proposte per “uscire dall’ingorgo”

martedì 21 dicembre 2010 17:51

30 anni di isole pedonali in Italia. "La città ai nostri  piedi": analisi e  proposte di ACI e Legambiente

Era il 30 dicembre 1980 quando a Roma venne istituita la prima isola pedonale d’Italia, nell’area del Colosseo. A distanza di trent’anni su 100 centri urbani monitorati da ACI e Legambiente sono 92 i capoluoghi di provincia che dispongono di isole pedonali e sono in media 34 ogni 100 abitanti i metri quadrati riservati esclusivamente ai pedoni. I comuni di Venezia, Verbania, Cremona e Terni addirittura superano la soglia di 100 metri quadrati ogni 100 abitanti.

In occasione del trentennale dell’istituzione della prima isola pedonale, Automobile Club d’Italia e Legambiente presentano “La città ai nostri piedi”, storia e numeri delle aree chiuse al traffico, condividendo l’esigenza di affrontare in modo incisivo i problemi legati alla mobilità e al trasporto urbano, aumentando al contempo la sicurezza e la qualità ambientale delle città.

In questo senso l’isola pedonale rientra tra le strategie che gli amministratori possono adottare per migliorare la mobilità urbana. Se ben progettata e ben inserita, infatti, l’isola pedonale ha dimostrato di produrre effetti positivi nell’immediato e sul lungo periodo: da subito una riduzione dei livelli di smog e rumore accompagnato da una crescita del numero di utenti del trasporto pubblico e poi una miglior tutela di monumenti e patrimonio storico-artistico, una valorizzazione turistica, un generale aumento della vivibilità cittadina.

A questo si aggiunge il miglioramento della sicurezza stradale, dal momento che è nei centri urbani che si verifica il maggior numero di incidenti (più di tre quarti del totale), con 1.892 morti e 223.166 feriti nel 2009, pari rispettivamente al 44,7% ed al 72,6% del totale.

“La gestione della mobilità in ambito urbano è d’importanza strategica – scrivono ACI e Legambiente – in considerazione del fatto che nelle aree urbane avviene la maggior parte degli spostamenti e che sempre nelle città risultano più evidenti i fenomeni di congestione, inquinamento derivante dalle diversi fonti e incidentalità stradale, con pesanti ricadute in termini di costi sociali. E’ necessario, pertanto, calibrare le politiche di intervento tenendo presente la funzione e l’uso di tutte le componenti del sistema: le strade e le loro diverse categorie, il trasporto pubblico su ferro e su gomma, i parcheggi pubblici e privati su strada ed in struttura”.

Ecco in sintesi le proposte di ACI e Legambiente:

– Attivare una authority o cabina di regia nazionale che, attraverso gli strumenti della programmazione e della concertazione tra le diverse componenti pubbliche e private, locali e nazionali, indirizzi in modo uniforme le scelte e le politiche in tema di mobilità e trasporti, monitorando gli interventi effettuati ai diversi livelli di governo del territorio.

– Emanare una Legge quadro che stabilisca criteri generali per la realizzazione dei nuovi insediamenti urbani, con previsione della Valutazione di Impatto sulla Mobilità procedura preliminare a qualsiasi intervento urbanistico territoriale, ripensando l’uso del territorio e migliorando l’accesso ai servizi di mobilità.

– Emanare una norma quadro che stabilisca criteri uniformi in base ai quali le autorità comunali possano predisporre provvedimenti che limitano la circolazione veicolare, con particolare riferimento ai seguenti aspetti: individuazione delle tipologie di veicoli per i quali è permessa la circolazione in relazione alle dotazioni di nuove tecnologie disponibili (ad es. filtri antiparticolato, motori Euro 5, ecc.); individuazione di alternative di trasporto che assicurino l’accessibilità dei cittadini ai servizi della città; definizione di una segnaletica uniforme dedicata alle zone sottoposte a limitazione; definizione di metodologie di valutazione dell’efficacia ambientale con analisi “prima-dopo”, che misurino oggettivamente i risultati dei provvedimenti, le cui risultanze siano comunicate ai cittadini.

– Investire risorse finanziarie in un programma strutturale per rendere più efficiente e meno inquinante la flotta del TPL, puntando alla sostituzione dei veicoli più inquinanti (Euro 0 e Euro 1) con flotte ecologiche. L’assegnazione di risorse supplementari alle aziende di TPL deve essere finalizzata al raggiungimento di standard predeterminati legati all’estensione del centro urbano e al numero di abitanti (aumento numero passeggeri, frequenza e puntualità delle corse, ecc.). Aumentare l’estensione delle corsie preferenziali del TPL e migliorare l’offerta di km percorsi.

– Potenziare in tal modo l’accessibilità ai centri urbani e solo dopo valutare l’introduzione nelle grandi aree del road pricing, definendo criteri uniformi per le politiche tariffarie per l’accesso ai centri delle città, i cui introiti siano destinati alla mobilità sostenibile.

– Finanziare il potenziamento e la realizzazione di parcheggi di scambio e residenziali non su strada.

– Ampliare il numero e l’estensione delle isole pedonali e delle “zone 30”, nonché la diffusione di sistemi razionali di sosta a pagamento, con tariffe differenziate per zona e orario.

– Rimodulare e semplificare il meccanismo del bollo auto, da rapportarsi non più alla potenza (kw) ma ai livelli di emissione di CO2 e allo spazio occupato. Meglio sarebbe che il “bollo auto” tornasse ad essere “bollo di circolazione”, ossia una tassazione proporzionale all’uso dell’auto e al consumo di spazio per il parcheggio, secondo i principi adottati in sede europea “chi usa paga” e “chi inquina paga”. Vincolare inoltre una parte delle risorse derivanti dal bollo auto a interventi supplementari per migliorare la mobilità urbana e il trasporto pendolare.

– Realizzare vie verdi – strade dove vietare la sosta e la fermata – lungo le arterie di maggior traffico interne ai centri urbani al fine di fluidificare la circolazione, prevedendo alternative per la sosta.

– Assicurare particolare attenzione agli utenti deboli della strada (pedoni, ciclisti, disabili ecc.), con assegnazione di risorse adeguate, sia in fase di pianificazione urbanistica (per es. realizzazione di reti di piste ciclabili sicure ed efficaci), sia attraverso l’uso di metodologie che consentano di valutare l’impatto sociale degli interventi sulla mobilità urbana, anche al fine di scongiurare fenomeni di esclusione sociale; occorre inoltre garantire la sicurezza delle infrastrutture di supporto (per es. valutazione degli attraversamenti pedonali e intervento per correggerne le lacune). Queste fasce d’utenza sono particolarmente vulnerabili: 667 pedoni morti nel 2009, il 15,7% del totale, di cui la metà ultrasessantacinquenni, e indici di mortalità massimi per i veicoli a due ruote (295 morti in incidenti che hanno visto coinvolte biciclette, 212 i ciclomotori e 1.037 i motocicli, in totale più del 43% del totale esclusi i pedoni).

– Promuovere meccanismi di incentivazione per il car-sharing (l’auto in multiproprietà) e il car-pooling (l’utilizzo dell’auto in almeno tre persone).

– Formare ed educare il cittadino ad un uso responsabile del mezzo privato in ambito urbano, riducendo gli spostamenti con l’automobile se non strettamente necessari (c.d. mobilità superflua), e promuovendo corsi di guida ecologica (c.d. ecodrive).

Rapporto Aci-Censis 2010: “Il 26% degli italiani riduce l’uso dell’auto. In crescita mezzi pubblici e due ruote”

da Eco della Città

L’alto costo della benzina incoraggia sempre di più il ricorso ai mezzi pubblici e agli scooter. Troppi giovani sono indisciplinati al volante e 8 conducenti su 10 si distraggono con il cellulare: il 18° rapporto Aci-Censis fotografa abitudini e tendenze degli automobilisti italiani nell’ultimo anno

martedì 21 dicembre 2010 16:36

Rapporto Aci-Censis 2010: "Il 26% degli italiani riduce l’uso  dell'auto. In crescita mezzi pubblici e due ruote"

Gli italiani si confermano un popolo di automobilisti, fortemente legati alla propria vettura che guidano alla prima occasione, ma costretti dalla congiuntura economica a ridurne l’uso complessivo. E’ soprattutto il costo della benzina ritenuto troppo alto ad alimentare un assurdo paradosso: per gli spostamenti più brevi – soprattutto in ambito urbano – non si rinuncia all’auto, mentre per le lunghe percorrenze si predilige il mezzo pubblico. Così facendo, le famiglie riescono a ridurre la spesa per la gestione della vettura (-3% rispetto al 2009, per un totale di 3.191 euro).

Questa esigenza di mobilità trova il suo contraltare nei comportamenti sempre più trasgressivi: l’87,8% dei conducenti ammette di distrarsi spesso con il cellulare. Le dieci infrazioni più ricorrenti al Codice della Strada sono: parcheggio in divieto di sosta (27,8% del campione intervistato), superamento dei limiti di velocità (23,5%), parcheggio in doppia fila (21,7%), mancato uso delle cinture (18,4%) e delle frecce (10,1%), passaggio con semaforo rosso (9,6), inversione a U (4,9%), violazione delle zone a traffico limitato (4,8%), inosservanza della precedenza (4,2%) e sorpasso a destra (3,2%).

I giovani under34 sono i più inclini a commettere infrazioni e fanno registrare percentuali più elevate della media nella quasi totalità delle violazioni.

E’ quanto emerge dall’XVIII Rapporto ACI-CENSIS “Automobile 2010” presentato oggi a Roma dall’Automobile Club d’Italia, dal presidente dell’ACI, Enrico Gelpi, e dal presidente della Fondazione Censis, Giuseppe De Rita.

“L’automobile conferma il suo primato tra le abitudini degli italiani – ha dichiarato Enrico Gelpi – ma tra i conducenti dilaga un senso di onnipotenza al volante, soprattutto tra i più giovani, che deve essere rapidamente contrastato con specifiche iniziative istituzionali e nuove attività di sensibilizzazione. L’inesperienza facilita una maggiore propensione alla trasgressione tra i neopatentati, verso i quali vanno delineati percorsi di formazione continua che favoriscano consapevolezza dei rischi e comportamenti più responsabili. Dal rapporto emerge la richiesta sempre più diffusa di una nuova cultura della mobilità e l’ACI continuerà a sensibilizzare gli automobilisti. Riteniamo tuttavia indispensabile che le istituzioni affrontino con determinazione i problemi: la pianificazione del sistema dei trasporti, il ripensamento del rapporto tra urbanistica e mobilità, l’accessibilità ai grandi centri urbani.
Per rivitalizzare il mercato dell’auto dando un nuovo impulso al processo di ottimizzazione del parco circolante il 47,5% delle famiglie chiede una nuova fase di incentivi per la sostituzione del proprio veicolo, a dispetto delle contrarietà finora espresse dai maggiori decisori pubblici e privati della filiera automobilistica. Nelle condizioni attuali meno del 4% degli italiani si dichiara disposto a comprare una vettura nel 2011”.

Comuni in azione contro lo smog. L’esempio di Prato

da Eco delle Città

Autobus gratuiti a Prato per limitare lo smog

Superati per tre giorni consecutivi i limiti di concentrazione giornaliera di Pm10 a Prato. Scattano così le misure di contenimento, dal 17 novembre fino a nuova revoca: autobus gratuiti per i cittadini, riduzione dell’orario di funzionamento degli impianti di riscaldamento e abbassamento della temperatura, divieto di circolazione per i veicoli non a norma su tutto il territorio comunale e intensificazione dei controlli da parte della Polizia

mercoledì 17 novembre 2010 12:36

Autobus gratuiti a Prato per limitare lo smog
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A Prato, le stazioni di rilevamento della qualità dell’aria dell’Arpat (via Ferrucci, via Strozzi, via Roma) hanno registrato nelle giornate del 13, 14 e 15 novembre un superamento del limite di concentrazione media giornaliera di Pm10. In casi come questo, l’ordinanza comunale, che recepisce il piano di azione disposto dalla legge regionale 9/2010 e che riporta i provvedimenti per ridurre le emissioni, prevede la gratuità del trasporto pubblico locale. Da mercoledì 17 novembre, fino a nuova revoca, i cittadini di Prato potranno dunque utilizzare i bus senza pagare il biglietto.
L’ordinanza comunale dispone, inoltre, che l’orario di funzionamento degli impianti di riscaldamento, ad esclusione degli impianti installati negli edifici adibiti ad ospedali, cliniche o case di cura o assimilabili, venga ridotto da 12 a 10 ore e la temperatura massima venga abbassata di un grado, da 20°C a 19°C. Infine il divieto di circolazione disposto per i mezzi non catalizzati ed euro 1 diesel non riguarderà solo la Ztc, ma sarà esteso a tutto il territorio comunale. Per garantire l’osservanza di tali disposizioni e soprattutto per evitare comportamenti che pregiudichino la fluidificazione del traffico, verranno intensificati i controlli da parte della Polizia Municipale.

Più facile in Emilia Romagna vedere la qualità dell’aria

Comunicato stampa

Vedere la qualità dell’aria: Arpa sul web con le mappe di previsione e analisi dei principali inquinanti

Una mappa dell’Emilia-Romagna, uno zoom sull’area d’interesse, la scelta dell’inquinante  e il gioco è fatto. In modo rapido e immediato è possibile conoscere e “vedere” in tempo reale la qualità dell’aria che respiriamo, con una definizione di dettaglio territoriale mai raggiunta fino ad ora (1 kmq). E’ questa la principale novità offerta dal rinnovato sito web di Arpa Emilia-Romagna dedicato alla qualità dell’aria.

All’indirizzo www.arpa.emr.it/aria sono da oggi disponibili innovativi servizi, di facile utilizzo e immediata comprensione. Le mappe – che usano la piattaforma Google Maps – offrono previsioni fino a tre giorni, nonché l’analisi di quanto accaduto, relativamente ai principali inquinanti e all’Indice di qualità dell’aria, un valore che tiene conto di più fattori e che esprime in sintesi la qualità complessiva dell’aria.
Attraverso la mappa è possibile visualizzare cromaticamente i valori dell’Indice di qualità dell’aria e delle poveri fini (PM2,5 e PM10), raggruppati in cinque classi che rappresentano sinteticamente il livello di qualità dell’aria, da buono a pessimo. A breve sarà possibile visualizzare anche i dati relativi al biossido d’azoto e all’ozono.
Un’altra novità è rappresentata dalla possibilità di accedere alla rete di misura provinciale, che consente di ottenere le informazioni sulle stazioni di rilevamento e di estrarre in automatico i dati rilevati presso ogni singola stazione.
È possibile visualizzare i dati di ogni comune delle nove province emiliano-romagnole, i report di qualità dell’aria e le informazioni specifiche sulle 60 stazioni della rete di monitoraggio.
Per ogni stazione sono disponibili informazioni sull’ubicazione, la tipologia di stazione, le caratteristiche della zona e i parametri misurati dalla centralina.
I dati misurati negli ultimi 10 giorni sono riportati graficamente per ogni singolo inquinante, ma è anche possibile estrarre i dati una volta selezionata la stazione, l’intervallo temporale e il parametro d’interesse.

Le mappe di previsione e analisi degli inquinanti – novità assoluta in Italia con una definizione così elevata e per aree prive di centraline – sono prodotte da modelli matematico-statistici e si basano sulle emissioni inquinanti presenti sul territorio (traffico, riscaldamento, industrie, ecc.), la meteorologia e le misure delle centraline, riproducendo i principali fenomeni che riguardano gli inquinanti atmosferici: emissione, diffusione, trasporto, reazioni chimiche, deposizioni. Il sistema modellistico tiene conto delle complesse dinamiche dell’inquinamento atmosferico e lavora su tre livelli: Europa, Nord Italia ed Emilia-Romagna. Il dettaglio della superficie terrestre su cui agisce il modello è via via più minuto, e va dal modello europeo (che inquadra porzioni territoriali di 50 kmq) fino al modello regionale, che suddivide tutto il territorio dell’Emilia-Romagna in riquadri di 1 kmq.

Ufficio stampa Arpa Emilia-Romagna