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Nè schizofrenia nè pusher ma realtà dei dati

PM10, inizio 2011 da bollino rosso. In Lombardia dati sopra la soglia in 10 province su 12

Nei primi 15 giorni dell’anno tra le 12 province lombarde solo Sondrio e Como registrano medie sotto la soglia limite di 50 mc/mg di PM10, in base ai calcoli sui rilevamenti delle centraline Arpa. Come ipotizzabile, lo scettro di città più inquinata va a Milano (media di 116 mg/mc), mentre il capoluogo di provincia dall’aria più pulita è Sondrio con 39 mg/mc.

da Eco delle città, mercoledì 26 gennaio 2011 15:31

Dall’inizio dell’anno è emergenza smog in gran parte dei maggiori centri della Lombardia. In città come Milano e Monza, il problema è da bollino rosso, ma secondo i rilevamenti dell’Arpa, più del 60% delle centraline presenti sul territorio regionale superano come valori medi la soglia di 50 mg/mc di PM10. Dato che sfiora il 90% se si calcolano soltanto quelle presenti nelle città capoluogo di provincia. Ma vediamo le medie calcolate dall’Arpa dall’1 al 15 gennaio provincia per provincia.

Bergamo
Media giornaliera: 77 mg/mc. Centralina via Garibaldi: 79 mg/mc. Centralina via Meucci: 71 mg/mc. Da rilevare che le centraline con le medie più alte sono in provincia: Treviglio (85 mg/mc) e Casirate d’Adda (84 mg/mc).

Brescia
Media giornaliera: 80 mg/mc. Centralina Villaggio Sereno: 85 mg/mc. Centralina Broletto: 74 mg/mc. In provincia, le medie più alte sono a Rezzato (101 mg/mc).

Como
Media giornaliera centralina Como centro: 48 mg/mc.Le medie più alte in provincia le ha Cantù (55 mg/mc).

Cremona
Media giornaliera: 79 mg/mc. Centralina XI febbraio: 86 mg/mc. Centralina Cadorna: 75 mg/mc. I valori più alti sul territorio provinciale sono a Soresina (91 mg/mc).

Lecco
Media giornaliera: 63 mg/mc. Centralina via Amendola: 56 mg/mc. Centralina via Sora: 75 mg/mc. In provincia i numeri più negativi si registrano a Merate (95 mg/mc).

Lodi
Media giornaliera: 80 mg/mc. Centralina via Vignati: 88 mg/mc. Centralina via S. Alberto: 70 mg/mc. In provincia, dopo la centralina Lodi via Vignati, i dati maggiori si registrano a Tavazzano (82 mg/mc).

Mantova
Media giornaliera: 60 mg/mc. Centralina via Gramsci: 57 mg/mc. Centralina S. Agnese: 65 mg/mc. In provincia, numeri alti per Schivenoglia (65 mg/mc).

Milano
Media giornaliera: 116 mg/mc. Centralina via Senato: 131 mg/mc. Centralina Città Studi: 101 mg/mc. In provincia, spicca la media decisamente alta della centralina di Arese (112 mg/mc).

Monza-Brianza
Media giornaliera: 103 mg/mc. Centralina Monza Machiavelli: 103 mg/mc. In provincia, valori alti a Meda (96 mg/mc).

Pavia
Media giornaliera: 89 mg/mc. Centralina Minerva: 90 mg/mc. Centralina Folperti: 86 mg/mc. Numeri alti in provincia per la centralina di Parona (93 mg/mc).

Sondrio
Media giornaliera: 39 mg/mc. Centralina via Mazzini: 50 mg/mc. Centralina via Paribelli: 29 mg/mc. In povincia, le medie più alte sono a Morbegno (47 mg/mc).

Varese
Media giornaliera: 67 mg/mc. Centralina via Vidoletti: 64 mg/mc. Centralina via Copelli 70 mg/mc. Medie più alte in provincia alla centralina di Ferno 81 mg/mc.

30 anni di isole pedonali in Italia. “La città ai nostri piedi”: analisi e proposte di ACI e Legambiente

da Eco delle città

1980-2010: le isole pedonali compiono 30 anni. Ad oggi nelle città italiane si contano 34 metri quadrati car-free ogni 100 abitanti, Venezia, Verbania, Terni e Cremona i centri urbani più a passo d’uomo. “La città ai nostri piedi”: la storia e i numeri delle aree chiuse al traffico, analisi statistica e proposte nel nuovo rapporto di ACI e Legambiente sulla mobilità sostenibile con 12 proposte per “uscire dall’ingorgo”

martedì 21 dicembre 2010 17:51

30 anni di isole pedonali in Italia. "La città ai nostri  piedi": analisi e  proposte di ACI e Legambiente

Era il 30 dicembre 1980 quando a Roma venne istituita la prima isola pedonale d’Italia, nell’area del Colosseo. A distanza di trent’anni su 100 centri urbani monitorati da ACI e Legambiente sono 92 i capoluoghi di provincia che dispongono di isole pedonali e sono in media 34 ogni 100 abitanti i metri quadrati riservati esclusivamente ai pedoni. I comuni di Venezia, Verbania, Cremona e Terni addirittura superano la soglia di 100 metri quadrati ogni 100 abitanti.

In occasione del trentennale dell’istituzione della prima isola pedonale, Automobile Club d’Italia e Legambiente presentano “La città ai nostri piedi”, storia e numeri delle aree chiuse al traffico, condividendo l’esigenza di affrontare in modo incisivo i problemi legati alla mobilità e al trasporto urbano, aumentando al contempo la sicurezza e la qualità ambientale delle città.

In questo senso l’isola pedonale rientra tra le strategie che gli amministratori possono adottare per migliorare la mobilità urbana. Se ben progettata e ben inserita, infatti, l’isola pedonale ha dimostrato di produrre effetti positivi nell’immediato e sul lungo periodo: da subito una riduzione dei livelli di smog e rumore accompagnato da una crescita del numero di utenti del trasporto pubblico e poi una miglior tutela di monumenti e patrimonio storico-artistico, una valorizzazione turistica, un generale aumento della vivibilità cittadina.

A questo si aggiunge il miglioramento della sicurezza stradale, dal momento che è nei centri urbani che si verifica il maggior numero di incidenti (più di tre quarti del totale), con 1.892 morti e 223.166 feriti nel 2009, pari rispettivamente al 44,7% ed al 72,6% del totale.

“La gestione della mobilità in ambito urbano è d’importanza strategica – scrivono ACI e Legambiente – in considerazione del fatto che nelle aree urbane avviene la maggior parte degli spostamenti e che sempre nelle città risultano più evidenti i fenomeni di congestione, inquinamento derivante dalle diversi fonti e incidentalità stradale, con pesanti ricadute in termini di costi sociali. E’ necessario, pertanto, calibrare le politiche di intervento tenendo presente la funzione e l’uso di tutte le componenti del sistema: le strade e le loro diverse categorie, il trasporto pubblico su ferro e su gomma, i parcheggi pubblici e privati su strada ed in struttura”.

Ecco in sintesi le proposte di ACI e Legambiente:

– Attivare una authority o cabina di regia nazionale che, attraverso gli strumenti della programmazione e della concertazione tra le diverse componenti pubbliche e private, locali e nazionali, indirizzi in modo uniforme le scelte e le politiche in tema di mobilità e trasporti, monitorando gli interventi effettuati ai diversi livelli di governo del territorio.

– Emanare una Legge quadro che stabilisca criteri generali per la realizzazione dei nuovi insediamenti urbani, con previsione della Valutazione di Impatto sulla Mobilità procedura preliminare a qualsiasi intervento urbanistico territoriale, ripensando l’uso del territorio e migliorando l’accesso ai servizi di mobilità.

– Emanare una norma quadro che stabilisca criteri uniformi in base ai quali le autorità comunali possano predisporre provvedimenti che limitano la circolazione veicolare, con particolare riferimento ai seguenti aspetti: individuazione delle tipologie di veicoli per i quali è permessa la circolazione in relazione alle dotazioni di nuove tecnologie disponibili (ad es. filtri antiparticolato, motori Euro 5, ecc.); individuazione di alternative di trasporto che assicurino l’accessibilità dei cittadini ai servizi della città; definizione di una segnaletica uniforme dedicata alle zone sottoposte a limitazione; definizione di metodologie di valutazione dell’efficacia ambientale con analisi “prima-dopo”, che misurino oggettivamente i risultati dei provvedimenti, le cui risultanze siano comunicate ai cittadini.

– Investire risorse finanziarie in un programma strutturale per rendere più efficiente e meno inquinante la flotta del TPL, puntando alla sostituzione dei veicoli più inquinanti (Euro 0 e Euro 1) con flotte ecologiche. L’assegnazione di risorse supplementari alle aziende di TPL deve essere finalizzata al raggiungimento di standard predeterminati legati all’estensione del centro urbano e al numero di abitanti (aumento numero passeggeri, frequenza e puntualità delle corse, ecc.). Aumentare l’estensione delle corsie preferenziali del TPL e migliorare l’offerta di km percorsi.

– Potenziare in tal modo l’accessibilità ai centri urbani e solo dopo valutare l’introduzione nelle grandi aree del road pricing, definendo criteri uniformi per le politiche tariffarie per l’accesso ai centri delle città, i cui introiti siano destinati alla mobilità sostenibile.

– Finanziare il potenziamento e la realizzazione di parcheggi di scambio e residenziali non su strada.

– Ampliare il numero e l’estensione delle isole pedonali e delle “zone 30”, nonché la diffusione di sistemi razionali di sosta a pagamento, con tariffe differenziate per zona e orario.

– Rimodulare e semplificare il meccanismo del bollo auto, da rapportarsi non più alla potenza (kw) ma ai livelli di emissione di CO2 e allo spazio occupato. Meglio sarebbe che il “bollo auto” tornasse ad essere “bollo di circolazione”, ossia una tassazione proporzionale all’uso dell’auto e al consumo di spazio per il parcheggio, secondo i principi adottati in sede europea “chi usa paga” e “chi inquina paga”. Vincolare inoltre una parte delle risorse derivanti dal bollo auto a interventi supplementari per migliorare la mobilità urbana e il trasporto pendolare.

– Realizzare vie verdi – strade dove vietare la sosta e la fermata – lungo le arterie di maggior traffico interne ai centri urbani al fine di fluidificare la circolazione, prevedendo alternative per la sosta.

– Assicurare particolare attenzione agli utenti deboli della strada (pedoni, ciclisti, disabili ecc.), con assegnazione di risorse adeguate, sia in fase di pianificazione urbanistica (per es. realizzazione di reti di piste ciclabili sicure ed efficaci), sia attraverso l’uso di metodologie che consentano di valutare l’impatto sociale degli interventi sulla mobilità urbana, anche al fine di scongiurare fenomeni di esclusione sociale; occorre inoltre garantire la sicurezza delle infrastrutture di supporto (per es. valutazione degli attraversamenti pedonali e intervento per correggerne le lacune). Queste fasce d’utenza sono particolarmente vulnerabili: 667 pedoni morti nel 2009, il 15,7% del totale, di cui la metà ultrasessantacinquenni, e indici di mortalità massimi per i veicoli a due ruote (295 morti in incidenti che hanno visto coinvolte biciclette, 212 i ciclomotori e 1.037 i motocicli, in totale più del 43% del totale esclusi i pedoni).

– Promuovere meccanismi di incentivazione per il car-sharing (l’auto in multiproprietà) e il car-pooling (l’utilizzo dell’auto in almeno tre persone).

– Formare ed educare il cittadino ad un uso responsabile del mezzo privato in ambito urbano, riducendo gli spostamenti con l’automobile se non strettamente necessari (c.d. mobilità superflua), e promuovendo corsi di guida ecologica (c.d. ecodrive).

Rapporto Aci-Censis 2010: “Il 26% degli italiani riduce l’uso dell’auto. In crescita mezzi pubblici e due ruote”

da Eco della Città

L’alto costo della benzina incoraggia sempre di più il ricorso ai mezzi pubblici e agli scooter. Troppi giovani sono indisciplinati al volante e 8 conducenti su 10 si distraggono con il cellulare: il 18° rapporto Aci-Censis fotografa abitudini e tendenze degli automobilisti italiani nell’ultimo anno

martedì 21 dicembre 2010 16:36

Rapporto Aci-Censis 2010: "Il 26% degli italiani riduce l’uso  dell'auto. In crescita mezzi pubblici e due ruote"

Gli italiani si confermano un popolo di automobilisti, fortemente legati alla propria vettura che guidano alla prima occasione, ma costretti dalla congiuntura economica a ridurne l’uso complessivo. E’ soprattutto il costo della benzina ritenuto troppo alto ad alimentare un assurdo paradosso: per gli spostamenti più brevi – soprattutto in ambito urbano – non si rinuncia all’auto, mentre per le lunghe percorrenze si predilige il mezzo pubblico. Così facendo, le famiglie riescono a ridurre la spesa per la gestione della vettura (-3% rispetto al 2009, per un totale di 3.191 euro).

Questa esigenza di mobilità trova il suo contraltare nei comportamenti sempre più trasgressivi: l’87,8% dei conducenti ammette di distrarsi spesso con il cellulare. Le dieci infrazioni più ricorrenti al Codice della Strada sono: parcheggio in divieto di sosta (27,8% del campione intervistato), superamento dei limiti di velocità (23,5%), parcheggio in doppia fila (21,7%), mancato uso delle cinture (18,4%) e delle frecce (10,1%), passaggio con semaforo rosso (9,6), inversione a U (4,9%), violazione delle zone a traffico limitato (4,8%), inosservanza della precedenza (4,2%) e sorpasso a destra (3,2%).

I giovani under34 sono i più inclini a commettere infrazioni e fanno registrare percentuali più elevate della media nella quasi totalità delle violazioni.

E’ quanto emerge dall’XVIII Rapporto ACI-CENSIS “Automobile 2010” presentato oggi a Roma dall’Automobile Club d’Italia, dal presidente dell’ACI, Enrico Gelpi, e dal presidente della Fondazione Censis, Giuseppe De Rita.

“L’automobile conferma il suo primato tra le abitudini degli italiani – ha dichiarato Enrico Gelpi – ma tra i conducenti dilaga un senso di onnipotenza al volante, soprattutto tra i più giovani, che deve essere rapidamente contrastato con specifiche iniziative istituzionali e nuove attività di sensibilizzazione. L’inesperienza facilita una maggiore propensione alla trasgressione tra i neopatentati, verso i quali vanno delineati percorsi di formazione continua che favoriscano consapevolezza dei rischi e comportamenti più responsabili. Dal rapporto emerge la richiesta sempre più diffusa di una nuova cultura della mobilità e l’ACI continuerà a sensibilizzare gli automobilisti. Riteniamo tuttavia indispensabile che le istituzioni affrontino con determinazione i problemi: la pianificazione del sistema dei trasporti, il ripensamento del rapporto tra urbanistica e mobilità, l’accessibilità ai grandi centri urbani.
Per rivitalizzare il mercato dell’auto dando un nuovo impulso al processo di ottimizzazione del parco circolante il 47,5% delle famiglie chiede una nuova fase di incentivi per la sostituzione del proprio veicolo, a dispetto delle contrarietà finora espresse dai maggiori decisori pubblici e privati della filiera automobilistica. Nelle condizioni attuali meno del 4% degli italiani si dichiara disposto a comprare una vettura nel 2011”.

Comuni in azione contro lo smog. L’esempio di Prato

da Eco delle Città

Autobus gratuiti a Prato per limitare lo smog

Superati per tre giorni consecutivi i limiti di concentrazione giornaliera di Pm10 a Prato. Scattano così le misure di contenimento, dal 17 novembre fino a nuova revoca: autobus gratuiti per i cittadini, riduzione dell’orario di funzionamento degli impianti di riscaldamento e abbassamento della temperatura, divieto di circolazione per i veicoli non a norma su tutto il territorio comunale e intensificazione dei controlli da parte della Polizia

mercoledì 17 novembre 2010 12:36

Autobus gratuiti a Prato per limitare lo smog
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A Prato, le stazioni di rilevamento della qualità dell’aria dell’Arpat (via Ferrucci, via Strozzi, via Roma) hanno registrato nelle giornate del 13, 14 e 15 novembre un superamento del limite di concentrazione media giornaliera di Pm10. In casi come questo, l’ordinanza comunale, che recepisce il piano di azione disposto dalla legge regionale 9/2010 e che riporta i provvedimenti per ridurre le emissioni, prevede la gratuità del trasporto pubblico locale. Da mercoledì 17 novembre, fino a nuova revoca, i cittadini di Prato potranno dunque utilizzare i bus senza pagare il biglietto.
L’ordinanza comunale dispone, inoltre, che l’orario di funzionamento degli impianti di riscaldamento, ad esclusione degli impianti installati negli edifici adibiti ad ospedali, cliniche o case di cura o assimilabili, venga ridotto da 12 a 10 ore e la temperatura massima venga abbassata di un grado, da 20°C a 19°C. Infine il divieto di circolazione disposto per i mezzi non catalizzati ed euro 1 diesel non riguarderà solo la Ztc, ma sarà esteso a tutto il territorio comunale. Per garantire l’osservanza di tali disposizioni e soprattutto per evitare comportamenti che pregiudichino la fluidificazione del traffico, verranno intensificati i controlli da parte della Polizia Municipale.

Ecosistema Bambino. Liberi di muoversi!

da http://www.legambiente.it

La mobilità dalla parte dei più giovani

Percorsi casa-scuola protetti per i bambini, abbonamenti e semafori agevolati per incentivare i trasporti pubblici, blocco del traffico a motore, sospeso durante l’entrata e l’uscita scolastica gruppi fissi di genitori e nonni che, a piedi o in bicicletta, accompagnano i bambini a scuola e ancora piste ciclabili e bike sharing per favorire la sostenibilità ambientale. Sono queste le politiche per la città “ideale”in grado di promuovere una mobilità sostenibile a misura di bambino. Un luogo che nella realtà ancora non esiste, ma che alcune città hanno già iniziato a sperimentare. E’ questo quanto emerge da una ricerca di Legambiente, presentata questa mattina al Centro nazionale “Il Girasole” di Legambiente, Rispescia – Loc. Enaoli (GR) che racconta come a fronte di una mobilità allarmante delle nostre città, ci sono alcuni casi isolati di amministrazioni che hanno intrapreso politiche urbane di mobilità sostenibile. Alla giornata hanno partecipato il sindaco di GrossetoEmilio Bonifazi, il presidente di Legambiente Scuola e formazione Vanessa Pallucchi, Luciano Ventura della direzione nazionale di Legambiente, Silvia Viviani presidente Inu Toscana, Cecilia Gentile giornalista di Repubblica e Angelo Gentili della segreteria nazionale di Legambiente. Presenti anche i rappresentanti dei Comuni di Siena, Torino, Grosseto, Pordenone, Verona, Reggio Emilia e Livorno.

“Ecosistema Bambino quest’anno ha deciso di dedicare un focus alla mobilità, nella convinzione che la crescita dei giovani cittadini – ha dichiarato Luciano Ventura, coordinatore ufficio scuola e formazione Legambiente – non possa prescindere dalla possibilità di vivere appieno la città con i suoi luoghi di incontro e confronto. Una mobilità facilitata e sicura, infatti, aiuta il percorso dell’autonomia personale e dello sviluppo individuale dei ragazzi rendendoli più legati al territorio e alla comunità. Proprio per questo le buone pratiche raccontate nel rapporto vogliono rappresentare un punto di partenza per discutere e rilanciare le politiche urbane nel loro complesso con un’attenzione particolare ai più piccoli”.

Sono 25 le città in cui sono stati attivati i Pedibus, le “colonne mobili” di bambini che, accompagnati da gruppi di adulti, vanno tutti insieme a scuola con orari e fermate fisse. In 19 città, invece, sono operativi i Bicibus, “autobus a due ruote” formato da un gruppo di scolari in bicicletta che vanno e tornano da scuola accompagnati da genitori volontari, lungo percorsi prestabiliti e messi in sicurezza. 18 città si sono poi rese protagoniste di progetti di educazione stradale, mentre sono 14 i centri urbani riconosciuti da Legambiente per le buone pratiche intraprese. Tra queste c’è Bolzano, dove una coraggiosa ordinanza del Sindaco ha istituito che nelle strade vicine alle scuole 15 minuti prima e dopo l’inizio delle lezioni il traffico dei veicoli a motore viene sospeso. O Livorno, con il progetto legato sulla sicurezza per andare oltre le tante paure che possono limitare l’autonomia dei giovanissimi. A Pordenone sono stati fatti diversi progetti per favorire la mobilità pedonale dei bambini individuando percorsi sicuri. Come quelli fatti a Siena, con 17 itinerari da fare a piedi o in bicicletta per scoprire insieme, adulti e ragazzi, l’ambiente e il patrimonio culturale del proprio territorio. Uso della bicicletta riproposto anche a Torino con un progetto di coinvolgimento degli adolescenti che offre loro un rinnovato punto di vista sull’utilizzo della bicicletta stessa. A Bologna, invece, è stato strutturato un piano generale sulla mobilità che incentiva una serie di alternative per spostarsi in città evitando l’uso dell’automobile privata come ad esempio la priorità semaforica in 50 incroci riservata agli autobus. Poi c’è Lecco in cui sono attive 17 linee operative dedicate al Pedibus, grazie al quale sono state risparmiate 20 tonnellate di anidride carbonica. Pedibus, Bike Sharing, piste ciclabili, rastrelliere per collegare la città senza inquinarla e abbonamenti agevolati per incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici sono invece le misure intraprese da Vercelli. Infine Verona con il progetto “Miglia verdi” che ha permesso una notevole raccolta di dati e la loro conseguente lettura.

Queste sono solo alcune delle buone pratiche messe in atto in Italia per una mobilità a favore di bambino, ma sono ancora tanti gli interventi raccontati all’interno del rapporto Ecosistema Bambino per dare visibilità a idee e progetti d’esempio per le altre amministrazioni. Obiettivo del rapporto è infatti quello di creare una vera banca delle competenze che siano la base per cambiamenti culturali e riqualificazioni urbane per non ripartire sempre da zero e non mettere in campo progetti destinati a finire con l’esaurirsi delle risorse.

In aumento i tumori infantili. Troppi inquinanti

La Società Italiana di Pediatria lancia l’allarme: in Italia si sta registrando un aumento preoccupante di tumori infantili a causa dell’esposizione agli inquinanti.

“I dati non lasciano molti dubbi: negli ultimi 20 anni in Europa si è registrato un incremento dell’1,2 % annuo di tumori infantili, questa percentuale in Italia è pari al 2%, quasi il doppio che negli Stati Uniti e nel resto d’Europa. L’incremento più consistente ha riguardato i bambini sotto l’anno di età (+ 3,2%) e alcune forme tumorali (linfomi: + 4,6%; tumori del sistema nervoso centrale: + 2,0%); è quindi probabile che alla genesi dei tumori contribuisca un’esposizione materna o gametica a sostanze tossiche.

Non è più confortante il capitolo delle malattie neuro-psichiche. Che la diffusione in ambiente di molecole mimetiche, metalli pesanti e altri inquinanti in grado di interferire pesantemente sullo sviluppo neuro-endocrino dell’embrione, del feto e del bambino rischi di produrre danni gravissimi è un dato che emerge da centinaia di studi scientifici. Tanto che pochi anni fa uno studio pubblicato sul Lancet a firma di due prestigiosi ricercatori della Harvard School of Pubblic Health ha rilanciato con forza la tematica della “pandemia silenziosa” di danni neuro-psichici che si starebbe diffondendo, nell’indifferenza generale, interessando ormai il 10% dei bambini.”

Aspettando il piano del Comune, La Regione Lombardia detta le nuove regole contro lo smog

Qualità dell’aria, via libera alle nuove norme

DAL PIRELLONE. I provvedimenti sono stati illustrati in una conferenza stampa dal presidente Roberto Formigoni e dall’assessore all’Ambiente Marcello Raimondi. 22,5 milioni di euro per diminuire l’inquinamento da riscaldamento. E da dopodomani si fermano le automobili e le moto «Euro 0»

Bresciaoggi, 13/10/2010 

Brescia. Dal 2011 in Lombardia sarà obbligatorio installare strumenti per la termoregolazione e contabilizzazione di tutti gli impianti termici centralizzati nella zona critica A1 (210 comuni nelle province di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova, Milano, Pavia e Varese e 4,7 milioni di abitanti).
È uno dei dati salienti emersi dalla conferenza stampa tenuta ieri pomeriggio dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, insieme all’assessore regionale all’Ambiente, energia e reti Marcello Raimondi.
LE FONTI. Da un inventario sulle emissioni emerge che il riscaldamento domestico rappresenta ancora una delle principali criticità da affrontare insieme al trasporto su strada anche off road (macchine da cantiere, mezzi agricoli e treni diesel) e all’uso dei solventi industriali.
L’Amministrazione regionale ha varato 6 bandi (4 saranno approvati a giorni) per complessivi 22,5 milioni di euro volti a diminuire notevolmente l’inquinamento derivante da impianti di riscaldamento. Si stima che l’installazione di semplici valvole termostatiche sui radiatori degli appartamenti, a fronte di una spesa di poche centinaia di euro, comporterà un risparmio sulla bolletta annuale pari circa al 30/70 per cento dell’importo. In particolare, è ancora possibile richiedere: contributi per l’installazione di dispositivi per la termoregolazione e la contabilizzazione autonoma del calore in edifici serviti o in fase di allacciamento a reti di teleriscaldamento (a disposizione 3 milioni di euro); incentivi per la realizzazione di sistemi di climatizzazione per il soddisfacimento dei fabbisogni termici di edifici pubblici, attraverso pompe di calore (dotazione finanziaria di 5 milioni di euro).
A breve saranno invece resi noti i requisiti per accedere a contributi per: realizzare impianti solari termici presso edifici pubblici, a uso pubblico anche gestiti da privati, dotazione finanziaria di circa 7 milioni; l’impiego innovativo della tecnologia solare su edifici pubblici (a disposizione ci saranno 2 milioni); la progettazione e realizzazione di interventi per la riqualificazione complessiva degli edifici, in modo da non superare (e possibilmente ridurre) il fabbisogno energetico massimo previsto dalla norma regionale (4,7 milioni); la realizzazione o ristrutturazione di un edificio innovativo con fabbisogno energetico per riscaldamento invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria non superiore a 14 kWh/mq/anno (classe A ) e con fabbisogno energetico per raffrescamento estivo non superiore a 12 kWh/mq/anno (a disposizione 1 milione di euro).
LA VIABILITÀ. Da venerdì prossimo, 15 ottobre, al 15 aprile 2011 saranno nuovamente in vigore i provvedimenti per il miglioramento della qualità dell’aria. Per prevenire e contenere episodi acuti di inquinamento atmosferico, in particolare quello da polveri sottili (PM10), dal lunedì al venerdì (escluse anche le giornate festive infrasettimanali) dalle 7.30 alle 19.30 è previsto il fermo programmato dei mezzi più inquinanti (autoveicoli a benzina e diesel Euro 0, diesel Euro 1, diesel Euro 2). Il provvedimento si applicherà alla Zona critica A1.
Sempre nella stessa zona i ciclomotori e moto a due tempi Euro 0 non potranno circolare in nessuna fascia oraria, mentre nella zona A2 il fermo per questi mezzi sarà in vigore dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 19.30. Dal 15 ottobre 2011 questi motoveicoli non potranno più circolare.
RIMANGONO IN vigore anche i provvedimenti già adottati negli scorsi anni, vale a dire il divieto di utilizzo di apparecchi obsoleti alimentati a biomassa legnosa (camini e stufe nelle zone A1 e nei comuni sotto i 300 metri sopra il livello del mare) e il divieto di utilizzo dell’olio combustibile per impianti di riscaldamento civile in tutta la Lombardia.
Da lunedì a domenica dalle 0 alle 24 su tutto il territorio regionale sarà in vigore anche il fermo permanente degli autobus M3 (adibiti al trasporto pubblico locale) di classe Euro 0, Euro 1 ed Euro 2 diesel.
Sempre dalla stessa data sarà in vigore il divieto di circolazione anche per la classe Euro 2 diesel dei veicoli per trasporti specifici e per uso speciale. Il provvedimento si applica su tutti i tratti stradali ricadenti all’interno delle zone indicate, comprese le strade provinciali e statali.