Ecosistema Bambino. Liberi di muoversi!

da http://www.legambiente.it

La mobilità dalla parte dei più giovani

Percorsi casa-scuola protetti per i bambini, abbonamenti e semafori agevolati per incentivare i trasporti pubblici, blocco del traffico a motore, sospeso durante l’entrata e l’uscita scolastica gruppi fissi di genitori e nonni che, a piedi o in bicicletta, accompagnano i bambini a scuola e ancora piste ciclabili e bike sharing per favorire la sostenibilità ambientale. Sono queste le politiche per la città “ideale”in grado di promuovere una mobilità sostenibile a misura di bambino. Un luogo che nella realtà ancora non esiste, ma che alcune città hanno già iniziato a sperimentare. E’ questo quanto emerge da una ricerca di Legambiente, presentata questa mattina al Centro nazionale “Il Girasole” di Legambiente, Rispescia – Loc. Enaoli (GR) che racconta come a fronte di una mobilità allarmante delle nostre città, ci sono alcuni casi isolati di amministrazioni che hanno intrapreso politiche urbane di mobilità sostenibile. Alla giornata hanno partecipato il sindaco di GrossetoEmilio Bonifazi, il presidente di Legambiente Scuola e formazione Vanessa Pallucchi, Luciano Ventura della direzione nazionale di Legambiente, Silvia Viviani presidente Inu Toscana, Cecilia Gentile giornalista di Repubblica e Angelo Gentili della segreteria nazionale di Legambiente. Presenti anche i rappresentanti dei Comuni di Siena, Torino, Grosseto, Pordenone, Verona, Reggio Emilia e Livorno.

“Ecosistema Bambino quest’anno ha deciso di dedicare un focus alla mobilità, nella convinzione che la crescita dei giovani cittadini – ha dichiarato Luciano Ventura, coordinatore ufficio scuola e formazione Legambiente – non possa prescindere dalla possibilità di vivere appieno la città con i suoi luoghi di incontro e confronto. Una mobilità facilitata e sicura, infatti, aiuta il percorso dell’autonomia personale e dello sviluppo individuale dei ragazzi rendendoli più legati al territorio e alla comunità. Proprio per questo le buone pratiche raccontate nel rapporto vogliono rappresentare un punto di partenza per discutere e rilanciare le politiche urbane nel loro complesso con un’attenzione particolare ai più piccoli”.

Sono 25 le città in cui sono stati attivati i Pedibus, le “colonne mobili” di bambini che, accompagnati da gruppi di adulti, vanno tutti insieme a scuola con orari e fermate fisse. In 19 città, invece, sono operativi i Bicibus, “autobus a due ruote” formato da un gruppo di scolari in bicicletta che vanno e tornano da scuola accompagnati da genitori volontari, lungo percorsi prestabiliti e messi in sicurezza. 18 città si sono poi rese protagoniste di progetti di educazione stradale, mentre sono 14 i centri urbani riconosciuti da Legambiente per le buone pratiche intraprese. Tra queste c’è Bolzano, dove una coraggiosa ordinanza del Sindaco ha istituito che nelle strade vicine alle scuole 15 minuti prima e dopo l’inizio delle lezioni il traffico dei veicoli a motore viene sospeso. O Livorno, con il progetto legato sulla sicurezza per andare oltre le tante paure che possono limitare l’autonomia dei giovanissimi. A Pordenone sono stati fatti diversi progetti per favorire la mobilità pedonale dei bambini individuando percorsi sicuri. Come quelli fatti a Siena, con 17 itinerari da fare a piedi o in bicicletta per scoprire insieme, adulti e ragazzi, l’ambiente e il patrimonio culturale del proprio territorio. Uso della bicicletta riproposto anche a Torino con un progetto di coinvolgimento degli adolescenti che offre loro un rinnovato punto di vista sull’utilizzo della bicicletta stessa. A Bologna, invece, è stato strutturato un piano generale sulla mobilità che incentiva una serie di alternative per spostarsi in città evitando l’uso dell’automobile privata come ad esempio la priorità semaforica in 50 incroci riservata agli autobus. Poi c’è Lecco in cui sono attive 17 linee operative dedicate al Pedibus, grazie al quale sono state risparmiate 20 tonnellate di anidride carbonica. Pedibus, Bike Sharing, piste ciclabili, rastrelliere per collegare la città senza inquinarla e abbonamenti agevolati per incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici sono invece le misure intraprese da Vercelli. Infine Verona con il progetto “Miglia verdi” che ha permesso una notevole raccolta di dati e la loro conseguente lettura.

Queste sono solo alcune delle buone pratiche messe in atto in Italia per una mobilità a favore di bambino, ma sono ancora tanti gli interventi raccontati all’interno del rapporto Ecosistema Bambino per dare visibilità a idee e progetti d’esempio per le altre amministrazioni. Obiettivo del rapporto è infatti quello di creare una vera banca delle competenze che siano la base per cambiamenti culturali e riqualificazioni urbane per non ripartire sempre da zero e non mettere in campo progetti destinati a finire con l’esaurirsi delle risorse.

In aumento i tumori infantili. Troppi inquinanti

La Società Italiana di Pediatria lancia l’allarme: in Italia si sta registrando un aumento preoccupante di tumori infantili a causa dell’esposizione agli inquinanti.

“I dati non lasciano molti dubbi: negli ultimi 20 anni in Europa si è registrato un incremento dell’1,2 % annuo di tumori infantili, questa percentuale in Italia è pari al 2%, quasi il doppio che negli Stati Uniti e nel resto d’Europa. L’incremento più consistente ha riguardato i bambini sotto l’anno di età (+ 3,2%) e alcune forme tumorali (linfomi: + 4,6%; tumori del sistema nervoso centrale: + 2,0%); è quindi probabile che alla genesi dei tumori contribuisca un’esposizione materna o gametica a sostanze tossiche.

Non è più confortante il capitolo delle malattie neuro-psichiche. Che la diffusione in ambiente di molecole mimetiche, metalli pesanti e altri inquinanti in grado di interferire pesantemente sullo sviluppo neuro-endocrino dell’embrione, del feto e del bambino rischi di produrre danni gravissimi è un dato che emerge da centinaia di studi scientifici. Tanto che pochi anni fa uno studio pubblicato sul Lancet a firma di due prestigiosi ricercatori della Harvard School of Pubblic Health ha rilanciato con forza la tematica della “pandemia silenziosa” di danni neuro-psichici che si starebbe diffondendo, nell’indifferenza generale, interessando ormai il 10% dei bambini.”

Aspettando il piano del Comune, La Regione Lombardia detta le nuove regole contro lo smog

Qualità dell’aria, via libera alle nuove norme

DAL PIRELLONE. I provvedimenti sono stati illustrati in una conferenza stampa dal presidente Roberto Formigoni e dall’assessore all’Ambiente Marcello Raimondi. 22,5 milioni di euro per diminuire l’inquinamento da riscaldamento. E da dopodomani si fermano le automobili e le moto «Euro 0»

Bresciaoggi, 13/10/2010 

Brescia. Dal 2011 in Lombardia sarà obbligatorio installare strumenti per la termoregolazione e contabilizzazione di tutti gli impianti termici centralizzati nella zona critica A1 (210 comuni nelle province di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova, Milano, Pavia e Varese e 4,7 milioni di abitanti).
È uno dei dati salienti emersi dalla conferenza stampa tenuta ieri pomeriggio dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, insieme all’assessore regionale all’Ambiente, energia e reti Marcello Raimondi.
LE FONTI. Da un inventario sulle emissioni emerge che il riscaldamento domestico rappresenta ancora una delle principali criticità da affrontare insieme al trasporto su strada anche off road (macchine da cantiere, mezzi agricoli e treni diesel) e all’uso dei solventi industriali.
L’Amministrazione regionale ha varato 6 bandi (4 saranno approvati a giorni) per complessivi 22,5 milioni di euro volti a diminuire notevolmente l’inquinamento derivante da impianti di riscaldamento. Si stima che l’installazione di semplici valvole termostatiche sui radiatori degli appartamenti, a fronte di una spesa di poche centinaia di euro, comporterà un risparmio sulla bolletta annuale pari circa al 30/70 per cento dell’importo. In particolare, è ancora possibile richiedere: contributi per l’installazione di dispositivi per la termoregolazione e la contabilizzazione autonoma del calore in edifici serviti o in fase di allacciamento a reti di teleriscaldamento (a disposizione 3 milioni di euro); incentivi per la realizzazione di sistemi di climatizzazione per il soddisfacimento dei fabbisogni termici di edifici pubblici, attraverso pompe di calore (dotazione finanziaria di 5 milioni di euro).
A breve saranno invece resi noti i requisiti per accedere a contributi per: realizzare impianti solari termici presso edifici pubblici, a uso pubblico anche gestiti da privati, dotazione finanziaria di circa 7 milioni; l’impiego innovativo della tecnologia solare su edifici pubblici (a disposizione ci saranno 2 milioni); la progettazione e realizzazione di interventi per la riqualificazione complessiva degli edifici, in modo da non superare (e possibilmente ridurre) il fabbisogno energetico massimo previsto dalla norma regionale (4,7 milioni); la realizzazione o ristrutturazione di un edificio innovativo con fabbisogno energetico per riscaldamento invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria non superiore a 14 kWh/mq/anno (classe A ) e con fabbisogno energetico per raffrescamento estivo non superiore a 12 kWh/mq/anno (a disposizione 1 milione di euro).
LA VIABILITÀ. Da venerdì prossimo, 15 ottobre, al 15 aprile 2011 saranno nuovamente in vigore i provvedimenti per il miglioramento della qualità dell’aria. Per prevenire e contenere episodi acuti di inquinamento atmosferico, in particolare quello da polveri sottili (PM10), dal lunedì al venerdì (escluse anche le giornate festive infrasettimanali) dalle 7.30 alle 19.30 è previsto il fermo programmato dei mezzi più inquinanti (autoveicoli a benzina e diesel Euro 0, diesel Euro 1, diesel Euro 2). Il provvedimento si applicherà alla Zona critica A1.
Sempre nella stessa zona i ciclomotori e moto a due tempi Euro 0 non potranno circolare in nessuna fascia oraria, mentre nella zona A2 il fermo per questi mezzi sarà in vigore dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 19.30. Dal 15 ottobre 2011 questi motoveicoli non potranno più circolare.
RIMANGONO IN vigore anche i provvedimenti già adottati negli scorsi anni, vale a dire il divieto di utilizzo di apparecchi obsoleti alimentati a biomassa legnosa (camini e stufe nelle zone A1 e nei comuni sotto i 300 metri sopra il livello del mare) e il divieto di utilizzo dell’olio combustibile per impianti di riscaldamento civile in tutta la Lombardia.
Da lunedì a domenica dalle 0 alle 24 su tutto il territorio regionale sarà in vigore anche il fermo permanente degli autobus M3 (adibiti al trasporto pubblico locale) di classe Euro 0, Euro 1 ed Euro 2 diesel.
Sempre dalla stessa data sarà in vigore il divieto di circolazione anche per la classe Euro 2 diesel dei veicoli per trasporti specifici e per uso speciale. Il provvedimento si applica su tutti i tratti stradali ricadenti all’interno delle zone indicate, comprese le strade provinciali e statali.

Come non essere d’accordo con Fiab. Una proposta per chi ci governa: usiamo gli ecoincentivi non spesi (124 milioni) per progetti sulla mobilità ciclabile. E ancora, le regole per chi pedala: no al caschetto, no alla sottrazione di punti alla patente.

da Eco della Città.

Comunicato stampa FIAB del 29.09.2010

La FIAB esprime viva soddisfazione per i servizi televisivi trasmessi ieri, 28 settembre, dal Tg2 “Costume e società” in riferimento alla fiera Expo bici di Padova (la bici diventa tecnologica) e al cattivo stato di manutenzione delle piste ciclabili in Italia. Non si fa mai abbastanza informazione quando si parla di mobilità ciclistica.

Tuttavia preme alla FIAB far presente che il servizio sulle piste ciclabili e sul codice della strada conteneva alcuni errori.

Al riguardo il Presidente della FIAB, Antonio Dalla Venezia, dichiara: «Innanzitutto non esiste alcun obbligo per i minori di 14 anni di indossare il casco contrariamente a quanto affermato. Sulla questione c’è evidentemente ancora confusione perché all’epoca in cui il pacchetto normativo era in discussione presso la Commissione Trasporti del Senato, a sorpresa fu votato un emendamento riguardante l’obbligo generalizzato del casco per tutti i ciclisti. A seguito di un confronto molto vivace l’obbligo fu ridotto ai soli ciclisti under 14. Prima del voto finale di approvazione della legge l’obbligo fu eliminato del tutto. Pertanto allo stato nessun obbligo all’uso del casco è stato introdotto con la legge n. 120/2010 che ha modificato il codice della strada (D.L. n. 285 del 1992).

Nessun obbligo, inoltre, esiste di montare sulle biciclette un seggiolino omologato per trasportare minori di 12 anni. Tale norma era stata introdotta per i motocicli e non per le bici. Ma in sede di voto finale anche questa norma è stata eliminata.

Nessuna sottrazione di punti alla patente viene somministrata ai ciclisti che dovessero infrangere il codice della strada. Infatti la stessa legge 120/2010 ha cancellato la norma entrata in vigore ad agosto dello scorso anno.

L’unico obbligo per ciclisti introdotto dalla legge 120 di revisione del Codice della Strada è invece l’uso del giubbino rifrangente nelle ore serali solo sulle strade extraurbane e in tutti i tipi di gallerie, anche urbane. Purtroppo di tale obbligo poco o nulla dice la stampa nazionale.

Rispetto invece alle piste ciclabili e al comportamento dei ciclisti, va sottolineato che nella società dell’automobile (l’Italia è il Paese con il maggior indice di motorizzazione privata in Europa) c’è evidentemente un ritardo culturale ed infrastrutturale in materia di mobilità ciclistica.

Finché le città saranno a misura d’auto e non invece anche di pedoni, bambini, ciclisti, disabili, anziani e utenti del trasporto pubblico, ci sarà poco da fare. Si avranno sempre pezzi di piste ciclabili magari mal tenute che non invoglieranno gli utenti della bicicletta a percorrerle.

Nella maggioranza dei casi gli interventi di ciclabilità vengono realizzati dai Comuni senza l’esistenza di un Piano. Ciò, nonostante che il Decreto Ministeriale 30 novembre 1999, n. 557 (Regolamento tecnico di attuazione della legge 366/98) stabilisca che il “Piano della rete degli itinerari ciclabili” è uno degli strumenti di pianificazione e progettazione degli enti locali e, per i Comuni tenuti alla predisposizione del Piano urbano del traffico (PUT), ai sensi dell’articolo 36 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, parte integrante dello stesso PUT, quale “piano di settore”».

Quindi se il singolo ciclista infrange il Codice della strada va punito. Ma in un contesto generale così poco favorevole alla circolazione e alla sicurezza dei ciclisti, è proprio necessario sparare sul ciclista?

«E’ evidente – conclude Dalla Venezia – lo squilibrio generale, anche a livello finanziario. La legge nazionale sulla mobilità ciclistica (n. 366/98), che prevede la realizzazione di piani regionali, provinciali e comunali della ciclabilità non è più finanziata dal 2002. Ecco perché lascia alquanto perplessi la notizia che il Governo potrebbe destinare – per facilitare l’acquisto di nuovi motocicli – i 124 milioni di euro al momento non spesi, dei complessivi 300 milioni messi a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico la scorsa primavera per gli eco incentivi. Chiediamo al Governo di destinare quelle risorse a rifinanziare la legge n. 366/98 sulla mobilità ciclistica. Continuare a destinare finanziamenti pubblici per aumentare le vendite di nuovi mezzi a motore, vuol dire non solo continuare ad intasare le strade già congestionate e ad aumentare il rischio di incidenti stradali, ma pure aiutare quelle industrie motociclistiche che hanno appena annunciato di voler ridimensionare gli stabilimenti in Italia per aumentare le produzioni in Asia. Oltre al danno anche la beffa!».

Per la prossima vacanza anzichè l’inter-rail c’è l’inter-bike

EuroVelo, in bici attraverso l’Europa

Tuttogreen 29 September 2010


EuroVelo è una rete di dodici piste ciclabili lunghe complessivamente 66mila km, che a regime consentiranno di percorrere in lungo e in largo sulle due ruote l’Europa, offrendo una soluzione di turismo responsabile all’insegna della mobilità sostenibile.

Si tratta di un progetto di vecchia data dell’ECF (European Cyclists’ Federation) che, dopo anni di studi e discussioni, nel 1997 propose la prima mappa elle piste ciclabili transeuropee, che comprendeva appunto dodici itinerari, la maggioranza basati su piste ciclabili già presenti o progettate a livello locale, regionale o nazionale, altri con piste ciclabili nuove di zecca.

Gli itinerari di EuroVelo sono simili, per lunghezza e concezione, a percorsi verdi popolari in NordAmerica, quali la East Coast Greenway negli Stati Uniti e laTrans-Canada Trail: si tratta di itinerari che consentono di immergersi in realtà locali non attraversate dalle principali direttrici di traffico e che per tanto dovrebbero permettere positive ricadute economiche su tali realtà.

Le piste non sono ancora tutte pronte (sono pronti circa due terzi degli itinerari), ma nel 2009 fortunatamente l’inclusione del progetto all’interno delle principali azioni strategiche finalizzate allo sviluppo delle reti trasportistiche trans-europee (TEN-T), unito a un finanziamento di 300,000 € sempre dall’Unione Europea, ha dato nuovo impulso al progetto EuroVelo.

Quando sarà del tutto implementato, EuroVelo sarà costituito dalle seguenti piste:

  1. Atlantic Coast Route (Sagres – Capo Nord);
  2. Mediterranean Route (Tarifa- Atene);
  3. El Camino de Santiago (Trondheim – Santiago di Compostela);
  4. Atlantic Ocean to Black Sea (La strada del cibo e del vino, Nantes – Constanza);
  5. Via Romea Francigena (Londra – Roma);
  6. The Channel to Black Sea (Roscoff – Odessa);
  7. Middle Europe Route (Capo Nord – Malta);
  8. Capitals Route (Galway – Mosca);
  9. Baltic Sea to Adriatic’sea (La strada dell’ambra, Danzica – Pola);
  10. Baltic Sea Circuit ( Il circuito della lega anseatica);
  11. East Europe Route (Capo Nord – Atene);
  12. North Sea Circuit (Il circuito del mare del Nord).

Per gli appassionati delle due ruote EuroVelo è quindi destinato ad essere un must!

C’è chi ci consiglia come usare l’auto.

Ridurre la dipendenza dall’auto in 3 mosse

da Ecoblog, 28 settembre 2010

<!– –>Carjacked: The Culture of the Automobile and Its  Effect on Our Lives Come ridurre la dipendenza dall’auto? Secondo Catherine Lutz and Anne Lutz Fernandez autrici del libro Carjacked: The Culture of the Automobile and Its Effect on Our Lives (qui un intervista alle due autrici) è possibile seguendo tre semplici mosse.

Hanno calcolato che ogni americano trascorre circa 18 ore e mezzo in auto a settimana. Dunque, come recuperare quelle ore e usarle nel miglior modo possibile, incluso nel miglioramento della propria salute?

1. Il primo passo (è il caso di dirlo) è quello di eliminare le auto superflue. Meglio una sola auto, sarà più facile farne poi a meno. Il concetto è quello di non ridurre l’uso dell’auto ma di eliminarla dalla propria vita. Dunque, si inizia dal car-sharing che deve deve partire dal proprio nucleo familiare. Poi si passa a prospettare al resto della famiglia questa scelta (forse la parte più difficile) prospettando comunque un miglioramento della qualità della vita. Meglio iniziare il cambiamento personalmente.
2. Migliorare la propria vita iniziando a usare i mezzi pubblici e attivandosi affinché anche il resto della famiglia partecipi.
3. Valutare forme alternative di trasporto quali, camminare, andare in bici o prendere un treno.

Spesso usiamo l’auto per abitudine. E ci abituiamo a trascorrere molte ore nel traffico. Paghiamo cara, anche economicamente, quella che crediamo sia una libertà di spostamento. Pensiamo costi solo la rata dell’auto, il carburante e l’assicurazione e non includiamo tutte le spese extra che comporta: avere una casa con garage; avere anche un garage; una sede di lavoro dove sia possibile parcheggiare, eventuali danni; incidenti; furti ecc. ecc.

Non ci sono parole. I genitori bresciani bocciano il piedibus. In altri comuni c’è invece chi investe nel futuro pensando ai bambini, alla loro sicurezza e al loro benessere.

A Brescia genitori contrari al piedibus per colpa dell’insicurezza stradale

A Brescia più del 50% dei genitori di venti scuole cittadine bocciano piedibus, bicibus e carpooling nei tragitti casa-scuola. Le motivazioni hanno a che fare con l’età del bambino, la lontananza dalla scuola e, soprattutto, la presenza di pericoli lungo il tragitto. Intanto, il comune di Villafranca (Verona) risponde al medesimo grido di allarme sull’insicurezza stradale costruendo un itinerario pedonale protetto per i bambini che vanno a scuola a piedi

Eco della Città, venerdì 24 settembre 2010 11:46

A Brescia genitori contrari al piedibus per colpa dell'insicurezza  stradale
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Genitori che bocciano il piedibus contro l’amministrazione comunale che vuole incentivare i percorsi a piedi casa-scuola. Capita nel Comune di Brescia, dove l’assessorato ai Trasporti e il mobility manager hanno interrogato le famiglie di diciotto scuole elementari e due scuole medie della città sulle abitudini di trasporto dei bambini nel tragitto casa-scuola. Inaspettatamente, tra il 70% che ha risposto (2.375 nuclei familiari) il 58% si è dichiarato non interessato a usufruire del servizio piedibus o bicibus. Stessa reazione di fronte alla richiesta di collaborazione per l’avviamento di questi servizi: solo il 18% ha dato la sua disponibilità. E ancora: il 63% (cioè quasi tutto il campione intervistato) non ha mostrato alcun interesse per il carpooling tra vicini di casa. Le motivazioni che porterebbero i genitori a preferire l’auto (il 51% la usa all’andata, il 44% al ritorno) hanno a che fare con l’età del bambino (“troppo piccolo per andare da solo”, 26%), la lontananza dalla scuola (21%) e, soprattutto, la presenza di pericoli lungo il tragitto (27%). Eppure più della metà della famiglie ha ammesso di accompagnare già i bambini a piedi, sia all’andata (38%) che al ritorno (45%). Presumibilmente, è la diffidenza verso i servizi, unita alla sensazione di insicurezza stradale, a influenzare le scelte dei genitori bresciani.
Attualmente a Brescia solo 10 scuole elementari su 40 hanno sperimentato il piedibus e l’assessore ai Trasporti Nicola Orto vorrebbe allargare il servizio, insieme al bicibus e al carpooling, partendo proprio dai risultati dei questionari. “Da qui deve nascere un percorso culturale diverso – ha detto l’assessore – e le nuove generazioni dovranno scoprire quanto è bello andare a scuola tutti insieme”. Dopo la consultazione dei genitori, i prossimi interlocutori dell’amministrazione comunale saranno i più piccoli: “In modo che possano andare a casa e coinvolgere la vera palla di ferro che sono i genitori, che molto spesso frenano i loro figli per paura”, ha commentato il mobility manager Riccardo Pretto.

Intanto, non troppo lontano dalla provincia lombarda, come in risposta all’eco dei genitori di Brescia, la città di Villafranca (Verona) ha adottato la politica della messa in sicurezza delle strade per gli alunni della scuola elementare “Alighieri” che vanno a scuola a piedi. I lavori per la costruzione di un itinerario pedonale protetto in via Magenta inizieranno tra la fine di settembre e ottobre. Budget dell’impresa, 260 mila euro. Il piano prevede la realizzazione di marciapiedi e altri accorgimenti che ridurranno i pericoli per chi va a piedi e la costruzione di un parcheggio da trenta posti auto per evitare la “sosta selvaggia” nelle ore di entrata e uscita dalla scuola. Come a Brescia, anche a Villafranca sono stati i genitori a evidenziare l’insicurezza stradale nel tragitto casa-scuola. Così il Comune “ha chiesto alla Provincia di dirottare il contributo di 200 mila euro, stanziato per la rotatoria all’incrocio di San Luigi (che invece verrà costruita da privati), al programma per il miglioramento degli accessi alle scuole in via Magenta”, ha spiegato il sindaco Mario Faccioli. Contributo provinciale cui il Comune ne aggiungerà 60 mila ricavati dal proprio bilancio. Riccardo Maraia, assessore alle Politiche familiari, ha ribadito: “La soluzione proposta migliorerà l’itinerario del piedibus in via Magenta ed eliminerà altre problematiche. C’era stata pure una raccolta di firme tra i parenti degli alunni per l’eliminazione dei disagi”.