Oggi si parla di bici e piste ciclabili, convegno in Sala Piamarta

Officina della Città e Brescia per Passione organizzano per il

21 Settembre 2010 alle ore 18,30 in Sala Piamarta,via San Faustino 70, un incontro sul tema MOBILITÀ CICLABILE: L’ESEMPIO DI BOLZANO.

info: http://www.parlabrescia.it

Brescia chiama Francia. Il Patto di Grenelle sulla mobilità sostenibile

Mobilità, «il modello francese va bene anche per Brescia»

Bresciaoggi, 19/10 – LA TAVOLA ROTONDA. Promossa da Bresciaprogress che ha presentato un documento agli «addetti ai lavori»
Un piano che ancora non c’è, da realizzare secondo i principi della sostenibilità ambientale di Grenelle «Strategia comune per traffico, energia ed edilizia»Zoom Foto

Le risorse sono limitate, bisogna cercare di lasciarle in eredità ai nipoti. Alla fine, come ha sottolineato Francesco Onofri di BresciaProgress, il concetto di sviluppo sostenibile è questo e ieri, nell’ambito della Settimana europea della Mobilità sostenibile, nella sala Santa Giulia di via Piamarta da qui si è partiti per discutere di trasporti.
L’associazione Bresciaprogress che ha promosso l’incontro, per voce di Francesco Onofri e Paolo degli Espinosa ha presentato un documento ispirato al processo partecipativo e legislativo in corso in Francia dal 2007 su mobilità delle persone e delle merci, riduzione dei consumi energetici, tutela del territorio e ha invitato esponenti della maggioranza e dell’opposizione a discuterne. Partendo dal presupposto che a Brescia, «purtroppo non c’è ancora un Piano urbano della mobilità» e che questo potrebbe essere realizzato proprio ispirandosi alle normative francesi «Grenelle», dove si fanno interagire misure che riguardano il traffico, l’edilizia e l’energia nella prospettiva organica e ampia di sostenibilità.Una riforma della mobilità che tocca tutti i punti strategici: dai finanziamenti, alle istituzioni coinvolte, dai costi agli obiettivi.
LE NORME GRENELLE – per le quali si è battuto in prima persona sin dalla campagna elettorale il presidente Sarkozy – e le loro possibili declinazioni bresciane sono state lo spunto degli interventi di esperti e amministratori bresciani, a partire da quello del ricercatore dell’università di Pavia Andrea Zatti. La domanda di mobilità cresce, il trasporto privato domina la scena, quello collettivo latita. La città, che concentra una gran parte degli spostamenti, è il luogo da cui partire per provare a gestire la situazione. Serve un mix di strumenti che incentivino l’offerta di trasporti pubblici o alternativi all’auto privata, il cui uso deve essere al contrario disincentivato. «I piani di trasporto urbano della mobilità servono a mettere in atto queste cose», ha sottolineato Zatti.
Giandomenico Gangi, funzionario del Comune sui temi del trasporto, ha ricordato i termini del problema in città: 200mila auto che entrano ed escono ogni giorno, una riduzione dei flussi di traffico del 5 percento nell’ultimo anno (causa crisi economica è la lettura che va per la maggiore), una crescita da 33 a 43 mila passeggeri ogni anno sui mezzi pubblici dal 2003 a oggi, anno in cui si registra una frenata. «Un fatto normale – ha rilevato Gangi -, servono nuovi progetti per crescere».
IL CONSIGLIERE regionale del Pdl Mauro Parolini si è detto interessato ad approfondire i contenuti della proposta di Bresciaprogress, ricordando poi che «la pianificazione va bene, ma ci sono anche i bisogni e i desideri delle persone». Da qui il richiamo a Brescia, città nella quale «in passato si è visto il tentativo di imporre alle persone il modo di muoversi».
Paola Vilardi, assessore all’urbanistica e all’ambiente del Comune, ha messo l’accento sulla partecipazione e «sui focus per il Pgt, che sono stati un modo per mettersi in ascolto» e favorire la partecipazione. Nicola Orto, collega in giunta con responsabilità al traffico, ha invece detto «che non siamo all’anno zero» e il tavolo sulla fluidificazione ha visto partecipare numerosi soggetti proprio sui temi della mobilità.
La consigliere comunale Laura Castelletti ha ricordato invece le criticità di questa giunta che ha aperto le zone a traffico limitato e ha tolto le corsie riservate per i bus, «atti in controtendenza» con quanto avviene in Italia e in Europa. Azioni, ha sottolineato, che si sommano «ai tagli indiscriminati al trasporto pubblico» decisi a livello nazionale. «È il momento di cambiare rotta», ha aggiunto, sottolineando che la metropolitana è una grande occasione per ridefinire la mobilità a Brescia nel suo complesso.
Un affondo è arrivato da Dario Balotta di Legambiente e candidato alle scorse primarie provinciali per il Pd, secondo il quale il sottutilizzo dell’area della Piccola di via Dalmazia (utile per l’integrazione ferro gomma e come centro di distribuzione delle merci in città) e dell’aeroproto di Montichiari dicono che «non basta la progettazione, ma ci vuole anche più politica e capacità decisionale».
VALERIO PRIGNACHI, presidente di Brescia Mobilità, ha rimesso al centro il grande tema (anche in termini di soldi) del trasporto a Brescia; la metropolitana, che è senz’altro «l’infrastruttura più rilevante ma non è l’unica e se scollegata dal resto è senza futuro». Da qui l’agenda sulle cose da fare per dare senso a questa infrastruttura e per aspirare alla sostenibilità finanziaria: parcheggi scambiatori non solo al capolinea ma anche in altre fermate (come ad esempio nei pressi del casello autostradale di Bresciacentro), estensione dell’opera col tronco ovest verso la fiera, integrazione tariffaria e di rete.

ANCHE LA MOBILITA’ E’ INTELLIGENTE. LE NUOVE REGOLE DEL GIOCO

di Stefania Itolli

dal blog di Laura Castelletti

Giuseppe Campos Venuti, urbanista di fama internazionale, afferma che la mobilità “rappresenta oggi il fattore decisivo per risolvere i problemi della città” sostenendo la necessità di proteggere le reti urbane di bus esistenti “usando parcheggi scambiatori per mirare alla soppressione del parcheggio lungo le strade”. Cosa direbbe l’urbanista della costruzione di un parcheggio nel centro cittadino sotto il Castello ai piedi del Colle Cidneo, simbolo storico a artistico di Brescia, non è dato sapere ma incuriosisce e pone non pochi interrogativi.
Il trasporto collettivo mostra in questi ultimi mesi, dopo un 2009 nel segno dell’auto privata (+4%), accenni di recupero. Crescono, infatti, del 14% gli spostamenti con mezzi pubblici e anche quelli non motorizzati, ovvero a piedi o in bici.
Una buona notizia, un incentivo a fare meglio nel potenziare il servizio pubblico a beneficio dell’ambiente, della salute pubblica nonché dei bilanci familiari. I consumi energetici nel settore dei trasporti rappresentano circa il 34% dei consumi nazionali complessivi di energia. Un tragitto in autobus consuma 50 volte meno energia dello stesso percorso in auto. Rinunciare alla propria quattro ruote una volta a settimana, su una media di 10 km, porta in un anno ad un risparmio di circa 65 euro di benzina e 144 kg di CO2. Una sensibile riduzione dei consumi di carburante significa anche ripulire l’aria da polveri sottili e altri veleni sprigionati dai tubi di scappamento di oltre 36.371.000 veicoli. Molti, moltissimi soprattutto se analizziamo le abitudini automobilistiche di altri paesi europei. L’Italia infatti è al secondo posto in Europa per tasso di motorizzazione, superiore al valore medio dell’Ue di circa il 22%.
Nella nostra città un articolo del Giornale di Brescia di qualche mese fa titolava “Un milione di veicoli e solo 4 mila incidenti”, un esercizio utile per comprendere lo stato della nostra viabilità. Il giornale citava un “incremento record di autoveicoli circolanti” registrato nel capoluogo bresciano, al primo posto in Italia, passando in un solo anno da 118.542 autovetture a 127.281, un discreto contributo alla media nazionale di 602 vetture ogni mille abitanti.

Il traffico è il fattore che più ha influenzato lo sviluppo urbano delle città:  inquinamento, rumore, ingombro ed insicurezza stradale. Ma non sempre l’auto  conviene. L’uso della bicicletta è il modo più ecologico e più veloce per muoversi nel caos cittadino, ideale per spostamenti brevi inferiori ai 5 km, entro i 10 km nelle ore di punta.

In molti chiedono città in cui muoversi liberamente senza essere obbligati ad utilizzare l’auto, certi di poter godere di una rete di trasporto alternativo che limiti la circolazione delle vetture che di fatto peggiorano la qualità della vita. Per l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) circa il 90% della popolazione che vive in città subisce gli sforamenti dei limiti di PM10 e PM02.5 ed i bambini risultano le principali vittime dei rischi derivati dalle alte esposizioni a questi inquinanti: 33% dei bambini al di sotto dei 5 anni soffre di patologie legate all’ambiente, da 1 a 5 bambini su 1000 muoiono per problemi respiratori. Ma anche negli adulti l’esposizione alle polveri sottili conduce ad una perdita, in media, di 9 mesi di speranza di vita.
Secondo una recente ricerca inglese chi usa la bicicletta più volte durante la settimana è notevolmente più sano della media: una migliore condizione fisica generale, positivi cambiamenti dello stato di salute delle vie respiratorie e del sistema cardiocircolatorio, una maggiore resistenza alle piccole malattie stagionali (es. raffreddamenti), una riduzione del rischio di obesità e di sofferenze psichiche.
A conferma di ciò il tema della Settimana Europea della Mobilità, in programma dal 16 al 22 settembre in oltre 1600 città d’Europa e di altri paesi del mondo, è “Travel Smarter, Live Better”, ovvero Viaggia in modo più intelligente, vivi meglio. 30 le città italiane che vi hanno aderito, 420 in Austria, 271 in Spagna, 141 in Francia, 112 in Polonia. L’anno scorso più di 237 milioni di europei hanno partecipato attivamente all’iniziativa, 4.441 le misure permanenti implementate per realizzare una mobilità alternativa e sostenibile per la salvaguardia della qualità urbana. Il messaggio di quest’ultima edizione è chiaro nelle parole del Commissario Europeo per l’Ambiente Janez Potocnik “Il tema scelto quest’anno vuole essere una sveglia per le autorità locali perché considerino maggiormente l’impatto delle politiche dei trasporti sull’ambiente urbano e la qualità della vita, affinché aiutino le persone ad adottare scelte più intelligenti e salutari per gli spostamenti”. E’ il momento di cambiare rotta. Nel nostro paese quasi l’80% degli spostamenti avviene ancora con veicolo proprio mentre “il trasporto pubblico continua a vivacchiare nella riserva indiana in cui sta rincantucciato da 10 anni a questa parte” (Asstra). Per l’Isfort (Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti) il pedale italiano rappresenta un mezzo di trasporto abituale, utilizzato cioè almeno 3-4 volte a settimana, ed in crescita tuttavia ancora modesto, attestato a meno del 4% di tutti gli spostamenti che gli italiani effettuano ogni giorno.
Brescia è tra i primi capoluoghi di provincia per percorsi ciclabili con circa 118 km di estensione, un indice di ciclabilità di 19,63 (metri equivalenti ogni 100 abitanti) calcolato da Legambiente nell’ultimo Rapporto L’A-bici sulla base di: lunghezza e tipologia piste ciclabili, estensione aree pedonali e zone30, interventi di traffic calming. Meglio di noi Reggio Emilia, Lodi, Modena, Mantova, Vercelli, Cremona, Forlì, Ravenna, Cuneo, Ferrara e Piacenza.
Il paragone con molte capitali europee è però sconfortante. In pochi anni Parigi ha sviluppato una rete di oltre 500 chilometri di percorsi ciclabili, di cui 220 nell’area centrale, e ha avviato un piano di utilizzo delle corsie miste per autobus e biciclette protette dall’invasione automobilistica. Seri i provvedimenti di moderazione del traffico che costringono le auto a non superare i 30 chilometri orari soprattutto nelle strade interne ai quartieri residenziali. A Berlino il 10% degli spostamenti in città avviene su due ruote, 900 sono i chilometri di rete stradale dove le bici possono muoversi in sicurezza e 225 i chilometri di strade dove il limite di velocità è di 20 km/h.  Precedenza alle due ruote anche ad Amsterdam e Copenaghen dove la media è più di una bicicletta a persona e circa il 35% degli spostamenti complessivi avviene in bici grazie ad una vasta rete ciclabile, rispettivamente di 350 e 400 km. Senza infine dimenticare le esperienze sostenibili di Praga, Stoccolma e Vienna nelle quali gli trasferimenti per lavoro avvengono per lo più con bus e tram (58%, 47% e 45% ), di Londra in cui solo 30 abitanti su 100 possiedono l’auto e, ancora, di Barcellona e di Friburgo in cui quest’ultima è utilizzata solo dal 30% della cittadinanza.
I risultati italiani sono modesti; far fronte agli impegni che i nostri amministratori si sono assunti in Europa e nei confronti dei propri concittadini per una vivibilità più sana richiede l’impegno di rilevanti risorse finanziarie destinate a questo scopo. Anche la progettazione urbanistica può favorire una mobilità a basse emissioni creando infrastrutture che migliorano la viabilità e la sicurezza sia a piedi che in bicicletta, promuovendo l’intermodalità, con grandi parcheggi-scambio per decongestionare i centri urbani, favorendo il servizio pubblico, il bikesharing e il carsharing.  L’investimento in bus e treni efficienti e puliti, potenzialmente a rischio a causa della recente finanziaria che taglia solo nella Regione Lombardia 314 milioni di euro, e di ciclabili sicure e facilmente fruibili è l’unica strada oggi percorribile. A quando la svolta nella nostra città? Quando, con quali scadenze ed obiettivi chiari questa amministrazione intende portare Brescia in Europa in fatto di mobilità sostenibile?
Di questo e di molto altro si parlerà al convegno Piano Urbano della Mobilità Sostenibile per Brescia che si terrà sabato mattina 18 settembre presso la sala conferenze del Museo Santa Giulia e al quale non mancherà l’intervento del Presidente della nostra associazione Laura Castelletti. Appuntamento infine il 21 settembre alle 18.30 per un confronto aperto sulla mobilità ciclabile organizzato da Brescia per Passione e Officina della Città.

PUM(S) a Brescia

Un progetto per la città di Brescia. Brescia Progress una “rete bresciana per lo sviluppo sostenibile” promuove il convegno Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUM) per Brescia. Partecipa anche tu, il 18 settembre, ore 9.00, presso la Sala Conferenze del Museo di Santa Giulia. Info http://www.bresciaprogress.it/

Il 12 settembre a Montichiari una biciclettata molto, molto particolare.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto di recepimento della direttiva comunitaria sulla qualita’ dell’aria

da Eco della Città

Il decreto di recepimento della direttiva comunitaria 2008/50/CE introduce importanti novità relative agli indicatori di qualità dell’aria, come il Pm2.5, i metodi per la misurazione degli inquinanti e i nuovi livelli limite. Più poteri alle Regioni, scarso invece il potere decisionale dei Comuni

di Alessandro Ingegno

venerdì 30 luglio 2010 14:04

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto di recepimento  della direttiva comunitaria sulla qualita' dell'aria
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Il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro Stefania Prestigiacomo, ha approvato il decreto legislativo di recepimento della direttiva comunitaria sulla qualita’ dell’aria (2008/50/CE), che disciplina l’intera materia della valutazione e gestione della qualita’ dell’aria nei paesi Ue.

Il provvedimento interviene a fissare i valori e gli obiettivi di qualita’ dell’aria da raggiungere o da perseguire per biossido di zolfo, biossido di azoto, benzene, monossido di carbonio, piombo, particolato PM10, particolato PM2.5 e l’ozono Il decreto legislativo modifica la normativa preesistente, realizzando un quadro normativo unitario aggiornato alla luce dello sviluppo delle conoscenze in campo scientifico e sanitario e delle esperienze maturate, che consentira’ di superare le criticita’ che lo Stato e le regioni hanno incontrato nei dieci anni di applicazione della previgente normativa.

Due gli obiettivi che vengono raggiunti: razionalizzare le attivita’ di valutazione e di gestione della qualita’ dell’aria, secondo canoni di efficienza, efficacia ed economicita’, e responsabilizzare tutti i soggetti interessati all’attuazione delle nuove disposizioni sulla base di un preciso riparto delle competenze. Tali finalita’ sono conseguite attraverso un processo di ottimizzazione delle attivita’ e delle gestioni esistenti, senza prevedere oneri ulteriori rispetto al passato.

E’ prevista, inoltre, la possibilita’ di ricorrere a misure nazionali qualora da un’apposita istruttoria risulti che tutte le possibili misure individuabili dalle regioni nei piani di qualita’ dell’aria non siano risolutive, in quanto i superamenti sono causati in modo decisivo da sorgenti di emissione su cui le regioni non hanno competenza amministrativa e legislativa. In tal caso si procede all’adozione di misure di carattere nazionale sulla base dei lavori di un comitato da istituire presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. I finanziamenti alle regioni sono decisi dall’Ambiente che negherà l’erogazione in caso di mancata trasmissione dei dati.

Il decreto di recepimento aveva suscitato l’opposizione da parte dell’ANCI, a causa della bocciatura da parte del Ministero dell’Ambiente, delle modifiche proposte dai comuni. I cambiamenti richiesti dall’ANCI riguardavano in particolare la zonizzazione del territorio, l’accesso ai dati sulla qualità dell’aria da parte dei Comuni e la diffusione fra i soggetti coinvolti, l’inclusione dei Comuni nella fase di individuazione delle misure da parte di Regioni e Province ed il coinvolgimento dei Comuni nella predisposizione dei piani d’azione di eventuali misure straordinarie, anche attraverso le ordinanze.

Soddisfatte invece le Regioni, che valutano il decreto legislativo, nel suo complesso, condivisibile in quanto, coerentemente con la direttiva di cui costituisce attuazione e con i criteri dettati dall’articolo 10 della Legge comunitaria 2008, unifica la normativa nazionale in materia di qualità dell’aria ambiente introducendo anche una serie di soluzioni normative volte a superare le criticità che lo Stato e le Regioni hanno incontrato nei dieci anni di applicazione della normativa vigente, criticità finora affrontate in modo “volontario” grazie ad alcune sedi di coordinamento e collaborazione quali il Tavolo tecnico sulla qualità dell’aria presso il Ministero dell’ambiente, che viene istituzionalizzato nello schema in esame, o il Tavolo Qualità aria tra le Regioni del bacino padano.

L’impatto delle auto sull’ambiente è più dannoso di quello degli aerei e delle navi

// <!– –> Ecoblog pubblicato: lunedì 30 agosto 2010 da Simone Muscas

<!– –>Smog da autoveicoloSecondo un recente studio pubblicato sulla nota rivista “Environmental Science & Technology” viaggiare in automobile avrebbe un impatto ambientale decisamente superiore rispetto a quello provocato dall’utilizzo dell’aereo e delle navi. Nello specifico il gruppo di ricerca sottolinea che l’impatto degli autoveicoli inciderebbe in misura maggiore sull’aumento delle temperature e quindi sul riscaldamento globale.

Motivo di tale deduzione il fatto che sarebbe stato provato come gli spostamenti in macchina emettano una quantità di anidride carbonica per passeggero e per km più alta rispetto a quella prodotta dai viaggi in aereo e nave. L’anidride carbonica infatti rimane più a lungo nell’atmosfera rispetto ad altri gas ed è per questo motivo che le auto avrebbero un impatto maggiore sul lungo termine. Gli aerei, emerge dallo studio, causerebbero comunque conseguenze devastanti sul clima, tuttavia nel breve termine ed in misura inferiore a quelli causati dalle auto.

Per chi decide di spostarsi più in maniera più sostenibile lo studio non lascia spazio a dubbi invitando ad utilizzare la nave. Infatti il suo impatto ambientale sarebbe in proporzione al numero di passeggeri ben 25 volte inferiore sul lungo termine rispetto ad auto e aerei contribuendo addirittura ad un abbassamento delle temperature.